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Colli Berici
Colli Berici
La denominazione "Colli Berici" da indicarsi in etichetta, con la specificazione di uno dei seguenti vitigni: Garganega o Garganego, Tocai Italico, Sauvignon, Pinot Bianco, Merlot, Tocai Rosso, Cabernet, è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti dai vigneti costituiti dai corrispondenti vitigni.
Le uve destinate alla produzione dei vini "Colli Berici" devono essere prodotte nella zona che comprende tutto il territorio dei seguenti comuni: Albettone, Alonte, Arcugnano, Barbarano Vicentino, Brendola, Castegnero, Grancona, Mossano, Nanto, Orgiano, S. Germano dei Berici, Sovizzo, Villaga, Zovencedo ed in parte nel territorio dei comuni di Asigliano, Campiglia dei Berici, Creazzo, Longare, Lonigo, Montebello Vicentino, Montecchio Maggiore, Montegalda, Montegaldella, Monteviale, Sarego, Sossano, Vicenza. La resa massima di uva per ettaro di coltura specializzata non dovrà superare per i vini Tocai Italico, Sauvignon, Pinot Bianco, Tocai Rosso e Cabernet i 120 quintali, Merlot i 130 quintali, Garganega i 140 quintali. La resa massima dell'uva in vino non deve essere superiore al 70% per i vini Garganega, Tocai Italico e Merlot ed al 65% per i vini Sauvignon, Pinot Bianco, Tocai Rosso e Cabernet . Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare ai vini Tocai Italico, Sauvignon, Merlot, Pinot Bianco, Tocai Rosso e Cabernet una gradazione alcolica complessiva minima naturale di 10,5; al vino Garganego una gradazione alcolica minima naturale di 10.
La zona D.O.C. Colli Berici è molto vasta e abbraccia tutti i comuni della zona collinare berica posta a sud di Vicenza. Per la particolare natura del terreno e clima vengono prodotti vini di qualità. La gamma dei vini è molto vasta, comprende 7 vini D.O.C. di cui 4 bianchi, 2 rossi e un rosato. Questa varietà e disponibilità di vini permette di rispondere alle più varie esigenze di abbinamento enogastronomico. I vini bianchi sono il Pinot Bianco, Il Sauvignon, il Tocai Italico e il Garganego. Presentano caratteristiche di tipicità che li vedono abbinati prevalentemente a piatti delicati, minestre, risotti, antipasti e secondi a base di pesce.
Il Tocai Rosso, vino rosato e caratteristico della zona, rappresenta il vino legato alla tradizione enogastronomica dei Colli Berici. Viene abbinato inoltre al piatto tipico vicentino, il baccalà. I vini rossi sono il Cabernet e il Merlot. Il primo rappresenta un vino rosso che si accompagna a piatti robusti, carni rosse e cacciagione che nel periodo autunnale e invernale sono dei menù tipici locali. Il Merlot è un vino rosso meno impegnativo, ma non per questo meno profumato e armonico. Si abbina a piatti a base di coniglio, pollame, faraone e tacchini, piatti di una cucina legata alla vita contadina locale. I vini D.O.C. Colli Berici si rivolgono a soddisfare tutti i gusti, anche i più esigenti, in particolar modo chi, dopo la visita delle bellezze dell'arte palladiana, è alla ricerca di sapori locali, gustati nel verde e nella quiete di paesaggi in cui lo stesso Palladio, amava abbandonarsi.
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Monti Lessini
Monti Lessini
La Doc Lessini Durello Nata nel 1987 la Doc interprovinciale Lessini Durello riguarda la produzione di vini bianchi, tranquilli e spumanti realizzati in una zona alto collinare a cavallo tra le province di Verona e di Vicenza nell'area dei Monti Lessini.
La zona di produzione comprende in provincia di Verona, l'intero territorio dei comuni di Vestenanova e San Giovanni Ilarione, parzialmente quello dei comuni di Montecchia di Crosara, Roncà, Cazzano di Tramigna, Tregnago e Badia Calavena; in provincia di Vicenza l' intero territorio dei comuni di Arzignano, Castelgomberto, Chiampo, Brogliano, Gambugliano, Trissino, parzialmente quello dei comuni di Cornedo, Costabissara, Gambellara, Isola Vic., Malo, Marano Vic., Montecchio Maggiore, Montorso Vic., Nogarole Vic., S.Vito di Leguzzano, Schio e Zermeghedo. Cenni storici sul vitigno Durello.
Anima della Doc è il vitigno Durello (localmente chiamato anche Durella), un vitigno autoctono la cui presenza nel territorio risale sino all'epoca preistorica come testimoniano i ritrovamenti delle ampelidee fossili, antenate dell'attuale vitis vinifera, effettuati a Vestenanova di Bolca in alta Valle d'Alpone.
Una vera e propria documentazione storica della sua presenza data invece da almeno due secoli, se si considera valida l' identificazione del Durello nell' antico "occhio di pernice" nominato da studiosi come l'Alcanti e Maccà intorno al 1750.
Tuttavia secondo alcune testimonianze, il Durello risalirebbe addirittura sino al XIII secolo, individuando nell'attuale Durello la "durasena" citata nello statuto della comunità di Costozza nel 1292.
Avvicinandoci invece ad un' epoca più moderna possiamo trovare testimonianze della diffusione del vitigno nell' attuale area di produzione negli scritti di storici come il conte Giulio da Schio che parla del Durello come di un vitigno in grado di regalare "uve zuccherine" assai diffuso sulle colline di Arzignano.
Il Durello è un vitigno vigoroso di buona vigoria, resistenza alle malattie e capacità di adattamento a terreni di tipo argilloso-calcareo di origine vulcanica.
I grappoli sono di media grandezza, di forma piramidale e compatta.
Spesso dotato di un' ala .Gli acini presentano una buccia piuttosto spessa e coriacea (da cui molto probabilmente deriva il nome del vitigno) e tannica.
Oltre alla presenza nell' area della Lessinia il Durello (o Durella come segnalano alcuni testi) è segnalato in piccole percentuali sulle colline intorno a Pontremoli nell'Alta Lunigiana, figura tra i vitigni raccomandati in provincia di Massa Carrara e partecipa all'uvaggio della lgt Valle di Magra.
Caratteristica peculiare del Durello, grazie all' alta percentuale di acido malico e alla vivace acidità totale, è la sua notevole vocazione alla spumantizzazione sia con il metodo classico della rifermentazione in bottiglia sia con il metodo Charmat.
Vocazione che soprattutto nei decenni scorsi ha fatto sì che molto Durello venisse esportato in Germania per la produzione dei locali Sekt.
I vini (in zona esiste anche una tradizione di vini tranquilli o addirittura di sorprendenti passiti) si presentano pertanto freschi, vivaci, ben secchi, leggermente e piacevolmente aciduli, ricchi di nerbo, atti a essere serviti, ben freschi, come aperitivo.
Data la personalità dei vini se ne consiglia l' abbinamento gastronomico ad alcuni piatti della cucina di pesce veneta e marinara: il canonico baccalš alla vicentina, in primis, ma anche gli antipasti di mare, le ostriche e le trote di torrente.
Molto valido risulta inoltre l'accostamento degli spumanti a frittate e minestre a base di erbe spontanee e agli asparagi, oltre ai primi piatti (crespelle) con verdure e formaggi, mentre i bianchi tranquilli si addicono particolarmente alle lumache (corgnòi) e all' anguilla di Comacchio.
L' attuale disciplinare di produzione prevede che i vini Doc possano essere prodotti con una percentuale minima di uve Durello pari all'85 % e da un 15% massimo di Garganega, Trebbiano di Soave o nostrano, Pinot bianco, Pinot nero e Chardonnay.
È alle viste una revisione del disciplinare che dovrebbe portare fino a ad una percentuale del 30 % il contributo di queste varietà non autoctone, cosñ da regalare un nuovo, più moderno profilo ai vini, una maggiore morbidezza in sintonia con l'attuale orientamento del gusto del consumatore.
La superficie vitata attuale è pari ad 530 Ettari per una produzione annua di 85000 quintali d'uva.
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Soave Classico
Soave Classico
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Soave Colli Scaligeri
Soave Colli Scaligeri
Per una denominazione di origine la base ampelografica è uno degli elementi fondamentali insieme con il territorio, la zona di produzione e la tecnica colturale. Il Soave, sia per storia che per dimensioni, può rappresentare un’originale punto di osservazione sull’evoluzione della selezione e della tutela del patrimonio viticolo che ha dato origine al vino.
Fin dall’inizio del secolo XX i ricercatori avevano individuato nel territorio di Soave, unica tra le zone storiche di produzione dei vini pregiati veronesi, una specifica identità legata all’origine del suolo (prevalentemente vulcanico) che lo differenziava dalle altre aree storiche del Bardolino e della Valpolicella.
Le caratteristiche pedologiche ed ambientali hanno quindi consentito una naturale selezione di vitigni che solo qui riescono ad esprimersi ai massimi livelli qualitativi.
La zona di produzione del Soave è situata nella parte orientale dell’arco collinare della provincia di Verona (a nord dell’autostrada serenisssima, tra il 10° e il 25° km. della VR-VE).
Essa comprende in tutto o in una parte i territori dei comuni di Soave, Monteforte, San Martino B.A., Lavagno, Mezzane, Cladiero, Colognola, Ilassi, Cazzano, San Bonifacio, Roncà, Montecchia e S. Giovanni Ilarione.
Dal punto di vista climatico l’intera zona è favorita da un clima mite e temperato con inverni non eccessivamente rigidi ed estati piuttosto temperate.
L’uso della specificazione “COLLI SCALIGERI" in aggiunta alla denominazione “SOAVE” , è riservato al prodotto ottenuto da uve raccolte e vinificate nei territori dei comuni di Roncà, Montecchia di Crosara e San Giovanni Ilarione.
Garganega e Trebbiano di Soave, così come noi oggi li conosciamo, sono il frutto di una lunga interazione naturale tra vitigno ed ambiente a cui l’uomo ha dato in questi ultimi anni un particolare contributo.
La Garganega, il vitigno principale della denominazione, ha trovato nel corso dei secoli un habitat ideale soprattutto nei rilievi collinari che caratterizzano le valli d’Alpone, del Tramigna, dell’Illasi e di Mezzane.
Nel vasto e qualificato panorama dei pregiati vini veronesi solo in queste colline di terreno tufaceo di origine vulcanica con importanti affioramenti calcarei si è andata a realizzare questa ideale simbiosi di ambiente e vitigno per la produzione di grandi vini bianchi di qualità.
La Garganega non possiede una aromaticità spiccata ma un piccolo patrimonio di profumi di cui la mandorla e i fiori bianchi sono i più nitidi; ha uno sviluppo biologico molto lungo, tanto da giungere a maturazione in ottobre; ha una buccia dura e particolarmente gialla (quasi rossa) quando è matura.
Non ha un’acidità preponderante ma piuttosto un interessante equilibrio di estratti e zuccheri.
Il Trebbiano di Soave storicamente molto presente nei vigneti ha lasciato sempre più posto all’esuberanza della Garganega. Solo in questi ultimi anni sta riproponendosi come ideale partner per tracciare nuovi profili enologici per il Soave del futuro combinando la sua sapidità e vivacità con la struttura e la densità tipiche della garganega.

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